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Qui il Crocifisso non si toglie





Pater Noster qui es in coelis, santificetur Nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in Terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris, et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo. Amen.



La Vierge à Midi


Il est midi. Je vois l'église ouverte. Il faut entrer.
Mère de Jésus-Christ, je ne viens pas prier.
Je n'ai rien à offrir et rien à demander.
Je viens seulement, Mère, pour vous regarder.
Vous regarder, pleurer de bonheur, savoir cela

Que je suis votre fils et que vous êtes là.
Rien que pour un moment pendant que tout s'arrête.
Midi !
Être avec vous, Marie, en ce lieu où vous êtes.
Ne rien dire, regarder votre visage,
Laisser le cœur chanter dans son propre langage.
Ne rien dire, mais seulement chanter parce qu'on a le cœur trop plein,
Comme le merle qui suit son idée en ces espèces de couplets soudains.
Parce que vous êtes belle, parce que vous êtes immaculée,
La femme dans la Grâce enfin restituée,
La créature dans son honneur premier et dans son épanouissement final,
Telle qu'elle est sortie de Dieu au matin de sa splendeur originale.
Intacte ineffablement parce que vous êtes la Mère de Jésus-Christ,
Qui est la vérité entre vos bras, et la seule espérance et le seul fruit.
Parce que vous êtes la femme, l'Eden de l'ancienne tendresse oubliée,
Dont le regard trouve le cœur tout à coup et fait jaillir les larmes accumulées,
Parce que vous m'avez sauvé, parce que vous avez sauvé la France,
Parce qu'elle aussi, comme moi, pour vous fut cette chose à laquelle on pense,
Parce qu'à l'heure où tout craquait, c'est alors que vous êtes intervenue,
Parce que vous avez sauvé la France une fois de plus,
Parce qu'il est midi, parce que nous sommes en ce jour d'aujourd'hui,
parce que vous êtes là pour toujours, simplement parce que vous êtes Marie, simplement parce que vous existez,
Mère de Jésus-Christ, soyez remerciée !
Paul Claudel
(da "La Vierge à midi", Poèmes de Guerre, N.R.F., 1914-1915)





Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen.




























Partecipano

 Il mio profilo ContattamiAnnaV
lunedì, 20 luglio 2009

Come ogni estate, parto per le vacanze, precisamente il 23 di questo mese; il posto è il solito. Tornerò a fine Agosto e ci sarà una novità: l'attuale blog con relativo account verrà chiuso, per passare QUI. Di conseguenza, re-inviate le richieste di amicizia al nuovo profilo, in quanto quello attuale verrà cancellato ai primi di Settembre.

A tutti quelli che passano, che sono passati o passeranno di qui auguro delle buone vacanze.
postato da: Kukulkan alle ore 20/07/2009 16:36 | link | commenti (2)
categorie: comunicazioni di servizio
giovedì, 16 luglio 2009

Il fanatico odia un nemico - Editoriale Samizdat


La smentita seguita alla notizia della decapitazione di sette cristiani in Somalia non sminuisce la portata di una seria minaccia. Il fanatico odia un nemico, non ama un Dio. Dietro la facciata del fondamentalismo si cela l'ostilità per la ricerca di un "senso" che vada oltre gli interessi personali e la vita terrena. L'attacco non è rivolto esclusivamente alla Chiesa Cattolica ma alle religioni, all'esistenza stessa della sacralità.
Come tale non può essere affrontato guardando unicamente alle esigenze di parte, ma in modo più ampio verso tutte le libertà religiose negate.

Dietro questa operazione sono infatti celati ogni sorta di gruppi di potere criminali del pianeta.
Questa è la conclusione a cui giunge l'on. Mario Mauro nel suo editoriale dove auspica la massima attenzione del mondo politico, Europa in prima linea, nella difesa di quei diritti che costituiscono fondamento della civilta.
SamizdatOnLine

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Risé: la crisi della "società del possesso" si vince con la rinascita dell'umano - Il Sussidiario.net
Malaysia: Arrestati nove cristiani accusati di proselitismo - Asianews
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I cristiani perseguitati - Rubrica SOL

postato da: Kukulkan alle ore 16/07/2009 08:37 | link | commenti
categorie: editoriali samizdat
giovedì, 02 luglio 2009

Honduras: sicuri si tratti di un colpo di stato? - Editoriale Samizdat

C’è chi crede che, con la morte di Augusto Pinochet e la prossima scomparsa di Fidel Castro, l’era dei dittatori sarà estinta in America Latina. È Una speranza folle. Quello che è in via di terminare è l’era dei dittatori nazionali, che preannunciano l’evento della dittatura continentale. Non stiamo vedendo la fine della tirannia latino-americana, bensì il suo upgrade. Olavo de Carvalho

Zelaya è un uomo del Foro di Sao Paulo. Ha tentato di fare quello che Chavez ha fatto un Venezuela. Ossia, il suo mandato scadeva il prossimo anno e non poteva essere rieletto, secondo la Costituzione. Allora ha indetto il solito referendum popolare per cambiare la Costituzione e poter avere un altro mandato. La Corte Suprema dell'Honduras ha riconosciuto illegale questo referendum, così come tutte le altre Alte cariche dello Stato, come il Congresso e i vertici militari. Ma Zelaya - dietro cui c'è Chavez attenzione! - non ne ha voluto sapere e il referendum è stato indetto ugualmente. A quel punto, anche con la minaccia di Chavez di invadere militarmente l'Honduras, i militari honduregni sono intervenuti, come loro dovere. Infatti, dopo l'intervento della Corte Suprema il generale Romeo Vasquez Velasquez, Comandante supremo dell'esercito, ha negato l'appoggio dei militari al referendum. Per tutta risposta Zelaya lo ha destituito.
Poiché  la Suprema Corte ha riconosciuto come illegale tale destituzione, è stata dapprima attaccata da Zelaya, poi quest'ultimo ha dovuto confermare Velasquez di nuovo nel suo incarico. Solo che Zelaya ha insistito sul referendum e ha guidato una protesta contro la decisione della Suprema Corte e i militari. Alla fine i militari sono intervenuti per fermare Zelaya.

Posso essere d'accordo con l'intervento dei militari. Non credo che tecnicamente sia un "golpe". E' Zelaya che, in piena osservanza alla strategia di presa di potere dei comunisti in AL (cfr. Chavez), stava cambiando la Costituzione per rinforzare la sua posizione e rimanere al potere: una volta preso non lo mollano facilmente. I militari hanno difeso la Costituzione, tra l'altro senza sparare un solo colpo.
La "prova del nove" della bontà dell'intervento è la reazione scomposta e isterica di Chavez che, con la delicatezza e la grazia che contraddistingue il personaggio, ha chiamato gli honduregni "gorilla trogloditi" minacciandoli di una invasione militare.
Beh, se c'è un gorilla trogolodita in America Latina si trova appunto a Caracas, lui che è arrivato al potere con due veri colpi di Stato, con una scia interminabile di morti, con ripetuti referendum per eternizzare il suo potere, più volte respinti fino a quando, con evidenti e certificati brogli, c'è riuscito, amico e finanziatore di Cuba, in perenni relazioni con Ahmadinejad e Russia, succube del Foro de Sao Paulo, finanziato dalle FARC etc. L'Honduras si è voluto risparmiare questa storia, intervenendo subito e con decisione, con i militari che hanno obbedito al mandato costituzionale di ristabilire l'ordine e salvare la libertà del paese, obbedendo quindi al potere civile, a differenza di Zelaya che prende ordini dal Foro. Dunque, a dispetto di quello che viene scritto sui giornali, l'intervento dei militari è stato perfettamente legale.
Altra prova del nove della bontà di questa azione è la condanna unanime del "mondo libero", a cominciare da B. Hussein Obama: in altri tempi gli USA avrebbero dato tutto l'appoggio a chi si opponeva all'inflitrazione comunista in America Latina ... C'é da augurarsi che l'Honduras resista alle pressioni "internazionali".

Tempo fa avevo riportato una intervista a Alejandro Pena Esclusa che era sembrata forse un po' troppo ottimista sul fatto che il Foro stava dando segni di cedimento. I colpi militari inferti da Uribe alle FARC, la sempre più crescente consapevolezza di cosa sia il Foro, il caso Honduras e, bellissima notizia di queste ore, la perdita della maggioranza parlamentare della coppia Kirchner in Argentina, in effetti aprono a qualche speranza. Bisogna però vigilare, questa metastasi dell'intelligenza che è la mentalità rivoluzionaria - di cui il comunismo è una delle forme tumorali più aggressive - ha una capacità di trasformazione diabolica. Uso l'aggettivo nel senso vero del termine.

Contro l'imbecillità collettiva  socio di  SamizdatOnLine

Articoli sull'argomento:
Non c’è stato “colpo di Stato” in Honduras di Graça Salgueiro
Colpo di stato o risveglio della coscienza? - Oggi siamo seri
Honduras, la verità nascosta  - Quid est veritas?  (2)
Obama consegna a Chavez le chiavi dell'America Latina - Il Legno Storto
No existe golpe de estado en Honduras - Hazteoir

postato da: Kukulkan alle ore 02/07/2009 16:31 | link | commenti
categorie: editoriali samizdat
mercoledì, 01 luglio 2009

Nessun golpe

Gli italiani di sinistra, che si scandalizzano del presidente del consiglio a proposito di un non ancora dimostrato utilizzo del potere per fini personali, non hanno fiatato sulla vicenda di Zelaya. Come ci spiega Cabasilas:

Zelaya era stato eletto nel 2006, per mezzo di elezioni pulite e democratiche, con il Partido Liberal (di destra), e stava conducendo un governo normale fino quando è stato punto dal pungiglione di Chávez; dopo di che ha dato un inversione di 180 gradi alla sua posizione politico-ideologica causando sconcerto perfino nei suoi compagni di partito. Chávez lo aveva convinto a partecipare all’ALBA (Alternativa Bolivariana para as Américas) e da allora in poi, con tutta una serie di favori, è iniziato il controllo. Zelaya è diventato “bolivariano”, è andato a Cuba a leccare gli stivali di Fidel che non gli ha risparmiato elogi, e ha iniziato ad alimentare l’idea totalitaria di perpetuarsi al potere come già sta avvenendo in Venezuela e in Bolívia.

La Costituzione honduregna non permette le rielezione, ed è molto ferma nei confronti di chi non rispetti questa determinazione, come attestano gli articoli seguenti:
Art. 4 – La forma di governo è repubblicana, democratica e rappresentativa. È esercitata da tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario, complementari e indipendenti e senza relazioni di subordinazione.
L’alternanza nell’esercizio della Presidenza della Repubblica è obbligatoria. L’infrazione a questa norma costituisce delitto di tradimento della Patria.
Art. 42 – Si perde la qualità di cittadino:
  1. Prestando servizio in tempo di guerra a nemici dell’Honduras o ai loro alleati.
  2. Dando aiuto contro lo Stato di Honduras a uno straniero o a un governo straniero in qualsiasi protesta diplomatica o davanti a un tribunale internazionale;
  3. Attuando nel paese, senza permesso del Congresso Nazionale, impiego di nazione straniera, del ramo militare o di carattere politico;
  4. Restringendo la libertà di suffragio, adulterare documenti elettorali o impiegare mezzi fraudolenti per aggirare la volontà popolare;
  5. Incitando, promuovendo o appoggiando il continuismo o la rielezione del Presidente della Repubblica, e
  6. per gli honduregni naturalizzati, se risiedono per più di due anni consecutivi all’estero, senza previa autorizzazione del Potere Esecutivo.

Nei casi a cui si riferiscono gli incisi 1 e 2, la dichiarazione della perdita della cittadinanza sarà fatta dal Congresso Nazionale, mediante un rapporto circostanziato che si faccia per l’effetto. Per i casi previsti dagli incisi 3 e 6, tale dichiarazione sarà fatta dal Potere Esecutivo mediante accordo governativo; anche per i casi degli incisi 4 e 5 per accordo governativo, anteriore alla condanna ordinata dai tribunali competenti.


Zelaya è un uomo del Foro di Sao Paulo. Ha tentato di fare quello che Chavez ha fatto un Venezuela. Ossia, il suo mandato scadeva il prossimo anno e non poteva essere rieletto, secondo la Costituzione. Allora ha indetto il solito referendum popolare per cambiare la Costituzione e poter avere un altro mandato. La Corte Suprema dell'Honduras ha riconosciuto illegale questo referendum, così come tutte le altre Alte cariche dello Stato, come il Congresso e i vertici militari. Ma Zelaya, dietro cui c'è Chavez attenzione!, non ne ha voluto sapere e il referendum è stato indetto ugualmente. A quel punto, anche con la minaccia di Chavez di invadere militarmente l'Honduras, i militari honduregni sono intervenuti, come loro dovere. Infatti, dopo l'intervento della Corte Suprema il generale Romeo Vasquez Velasquez, Comandante supremo dell'esercito, ha negato l'appoggio dei militari al referendum. Per tutta risposta Zelaya lo ha destituito. Poiché la Suprema Corte ha riconosciuto come illegale tale destituzione, è stata dapprima attaccata da Zelaya, poi quest'ultimo ha dovuto confermare Velasquez di nuovo nel suo incarico. Solo che Zelaya ha insistito sul referendum e ha guidato una protesta contro la decisione della Suprema Corte e i militari. Alla fine i militari sono intervenuti per fermare Zelaya.

Ora, Zelaya ha infranto l’art. 4 della Costituzione, cosa che lo incrimina automaticamente di tradimento della Patria, e ha perso la cittadinanza infrangendo l’art. 42, inciso 5, secondo quanto visto sopra. Per queste infrazioni il Tribunale Elettorale, la Procura Generale, il Congresso e la Corte Suprema di Giustizia avevano dichiarato illegale il referendum. Nonostante ciò, Zelaya, come un pazzo allucinato e cieco, ha calpestato tutte le istanze superiori disobbedendo agli ordini di non realizzare il referendum, destituendo il giorno 24 Romeo Vásquez Velásquez dall’incarico di Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, perché si rifiutava di collaborare in un atto illegale e incostituzionale (venendo poi restituito all’incarico dalla Corte Suprema e dal Congresso), e stracciando la Costituzione ha deciso di portare avanti il piano di Chávez e Fidel.
La reazione militare non può pertanto essere definita golpe.

gólpe: colpo di stato, spec. militare, in particolare con riferimento a paesi dell’America latina
Dal dizionario DeMauro

Non è stato un colpo di stato ma, la diretta conseguenza dell'aver infranto la legge con l'aggravante di averlo fatto in nome degli ideali disumani dell'onda bolivariana.

Assurda e ipocrita la condanna unanime del "mondo libero", a cominciare da quel pagliaccio di B.Hussein Obama. Dov'erano costoro quando giungevano notizia del broglio elettorale e delle stragi in Iran?

E ancora:
Perché, in Italia, articoli faziosi e scorretti come questo?
E perché Chávez, che ha dato ben due colpi di Stato, lasciando più di 30 morti e centinaia di feriti prima di arrivare legalmente al potere, ha chiamato gli honduregni "gorilla trogloditi" minacciandoli di una invasione militare? Una prova della bontà della manovra di espulsione?

Alle risposte è facile giungere da soli. Io mi fermo qua.



Da: seraphim.splinder.com/post/20873493/Nessun+golpe

Se la Chiesa non parla più di Dio

Eminenza Bagnasco, sono due giorni che medito, o anzi no, meditare è troppo, usando questo verbo sembra che mi voglia dare delle arie, sembra che voglia atteggiarmi a teologo, e non sia mai. Starò lessicalmente più basso: sono giorni che penso, che penso alla sua lettera pastorale rivolta alla diocesi di Genova e di riflesso, essendo lei presidente della Conferenza episcopale italiana, alla nazione tutta.

Me l’ha anticipata via internet la mia amica Elena, una ragazza devotissima, che pur non frequentando né la Liguria né il Vaticano è riuscita chissà come a leggerla prima di me. «Hai visto che Bagnasco ci invita a maggiore sobrietà nel cibo e nel vestiario?». Oh Gesù! Con la crisi che morde, mi sono detto, è questo il momento di frenare gli acquisti già scarsi? Non sarebbe stato meglio, se proprio necessario, predicare la moderazione l’anno prossimo, quando se Dio vuole l’economia ripartirà insieme al consumo di profumi e balocchi, caviale e champagne?

Inoltre il mio amatissimo Ecclesiaste dice: «Non c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere». È un versetto che sembra fatto apposta per un lambruschista come me eppure non l’ho inventato io, si trova nella Bibbia, a pagina 629 di un’edizione ufficiale Cei.

All’invito a vestirsi sobriamente sono rimasto trasecolato. Eminenza, lei immagino che frequenti soprattutto cattedrali, chiese monumentali dove la domenica in effetti è ancora possibile vedere qualche fedele col vestito buono, specie quando arriva in visita un alto prelato. Io invece frequento parrocchie e parrocchiette e vedo sempre più spesso vestiti cattivi, ci manca poco che la gente entri in chiesa con la tuta-pigiama. Adesso poi che fa caldo i buoni parrocchiani usano sandali da bancarella cinese, informi braghe corte, magliette comprate a peso in qualche svendita, e quindi il monito dovrebbe andare in direzione opposta, copritevi un po’ di più, vestitevi un po’ meglio, siete nella casa del Signore e non in spiaggia libera. Francamente, di una lettera pastorale che si risolvesse in un invito a mangiar poco e all’uso di calzini corti avrei fatto anche a meno. Poi, leggendola per intero, mi sono accorto che non è così, che il documento contiene esortazioni ben più essenziali, che Elena ha colto un solo e parziale concetto.

Ma non dev’essere solo colpa della mia amica se anche i grandi quotidiani ci sono cascati: «Il presidente della Cei invita alla sobrietà». Quando poi, se l’ho capita bene, il senso della lettera potrebbe dirsi il contrario, un richiamo alla necessità di un cristianesimo con più Cristo e meno Caritas, più mistico e meno politico, più soprannaturale e meno morale. Qui sfonda una porta aperta, cara Eminenza, se la Chiesa non parla di Dio «finirà col diventare uno dei tanti Circoli dell’Alce», ha scritto Flannery O’Connor. Purtroppo anche nei passaggi più densi ci sono ulteriori spunti per equivoci, puntualmente colti dai soliti giornali. «New age e occultismo, segni di ricerca spirituale», ha titolato il Corriere. Sarebbe anche vero, se non fosse interpretato in modo falso: l’ignoranza religiosa che imperversa ovunque, anche fra i cattolici, anche tra i praticanti, consente di credere che tutto lo spirituale sia buono e tutto il materiale cattivo. Perciò definire «ricerca spirituale» una qualsivoglia pratica è come farle un complimento e se poi la formula viene pronunciata addirittura da un cardinale ecco che siamo vicinissimi all’approvazione.

Non devo certo spiegare a lei, Eminenza, che pensare nel suddetto modo è manicheo, non cristiano. In uno dei suoi prossimi interventi la pregherei quindi di ribadire che Satana è uno spirito, uno spirito maligno, e che Cristo è anche materia, sangue e carne, vino e pane di immortalità. Magari mettendo qualche paletto ma non intorno alla new age, rimasuglio anni Ottanta abbastanza innocuo, non intorno al satanismo, che si condanna da solo, non intorno allo spiritismo, molto affievolitosi dal tempo in cui vi ricorse Romano Prodi per conoscere l’ubicazione della prigione di Aldo Moro (andò male, si sa), bensì intorno al buddismo che piace alle signore benestanti. Avvisiamole, diciamoglielo: è una ricerca che non trova niente, una religione atea, un nichilismo in saio arancione. Anche di queste incomprensioni più squisitamente religiose non getterei l’intera colpa addosso ai giornalisti. Siamo frettolosi, luogocomunisti, superficiali, è vero, ma non così ottusi. Senza volerlo, l’autogol lo ha causato lei, limitandosi a definire gli esoterismi, gli occultismi e gli orientalismi «non coerenti con la fede cristiana», che se non è un benestare poco ci manca.

Che cosa sarà mai l’incoerenza per un cattolico? Siamo mica protestanti. Gesù affidò la Chiesa a uno dei personaggi più incoerenti della storia dell’umanità, a San Pietro, uomo capace di rinnegare il suo più caro amico per tre volte nel giro di una notte, un cristiano di poca fede nonostante avesse visto miracoli che avrebbero convertito Eugenio Scalfari. Ed era il Papa, il primo Papa, l’anello iniziale della catena gerarchica che attraverso la successione apostolica arriva fino a lei, Eminenza. Secondo il mio modesto parere a tirare in ballo la coerenza rischiamo di darci la zappa sui piedi. Parliamo piuttosto di Dio, come molto utilmente ci invita a fare nel cuore della lettera il cui titolo, lo ricordo, è «Camminare nelle vie dello Spirito». Quando si parla di Gesù e della Madonna, e non di economia immigrazione inquinamento istituzioni scuola, le folle accorrono, lo dimostra il crescente successo del pellegrinaggio Macerata-Loreto. Sarà bellissimo camminare insieme dietro al Santissimo Sacramento, però la Conferenza Episcopale non dovrebbe contribuire a farci inciampare. Che altro sono se non ostacoli alla preghiera le chiese commissionate e approvate dai vescovi italiani negli ultimi anni? Non vorrei ritornare al triste caso della chiesa di Foligno architettata da Fuksas per glorificare se stesso e combattere il dogma dell’Incarnazione, riducendo Dio a una parete di cemento.

No, visto che siamo in estate, stagione di pellegrinaggi, le farei notare il bellissimo hangar costruito a San Giovanni Rotondo per ricevere le spoglie mortali di Padre Pio. Altro che raccoglimento, altro che adorazione, lassù sul Monte Gargano: il tabernacolo è nascosto, l’acqua santa evaporata, le candele mancanti e gli inginocchiatoi inesistenti, non c’è quindi da stupirsi se le ragazze si siedono per darsi lo smalto alle unghie mentre la gente intorno parla tranquillamente al telefonino.

Eminenza, ci aiuti a essere più mistici dandoci chiese più mistiche: perché la prossima lettera non la scrive agli architetti?

Camillo Langone - www.ilgiornale.it/
lunedì, 29 giugno 2009

Venezuela, crisi della democrazia - Editoriale Samizdat


"Crisi della Democrazia" è il titolo di un recente documento (Aprile 2009) della Conferenza Episcopale Venezuelana.
Purtroppo le recenti notizie che continuano ad arrivare dal Venezuela, parlano di violenze, scontri, illegalità diffusa,
con un governo che procede in modo sistematico, all'instaurazione di un regime di tipo marxista.
La "libertas Ecclesiae" è in grave pericolo: ne hanno parlato i vescovi cattolici venezuelani nella recente visita "ad limina" al Papa Benedetto XVI.
Il Papa li ha incoraggiati "dentro le sfide che dovete affrontare nel vostro lavoro pastorale, che stanno diventando sempre più numerose e complesse

", ad una "visibile unità" e alla formazione di un “laicato maturo” in grado di dare “testimonianza della sua fede e della gioia di sentirsi appartenente al Corpo di Cristo”.

Noi, come SOL, continueremo la nostra campagna di informazione, sulla situazione del Venezuela ed il sostegno alla richiesta di scarcerazione di Ivan Simonovis, prigioniero politico.
SamizdatOnLine


Principali riferimenti:
Benedetto XVI ai vescovi del Venezuela Giugno 2009
Intervista al primate della chiesa cattolica venezuelana in Vaticano Giugno 2009
Uccisione di un giovane dirigente politico del principale partito di opposizione Giugno 2009
Sintesi dell'intervento della conferenza episcopale venezuelana Aprile 2009
Vittoria della riforma di Hugo Chavez Febbraio 2009
Rapporto sulla violenza in Venezuela - Ettore Mo  Corriere della Sera Agosto 2008

Altri articoli di riferimento:

Video:
Giustizia in ritardo - Gli 11 poliziotti metropolitani  Cultura Cattolica
Venezuela: I veri assassini sono liberi!  Cultura Cattolica

Rapporto dell'Europa con l'America Latina - Il Sussidiario
Archivio di articoli da Cultura Cattolica sulla situazione in Venezuela

postato da: Kukulkan alle ore 29/06/2009 16:10 | link | commenti
categorie: editoriali samizdat
mercoledì, 24 giugno 2009

L’inversione di tendenza che non c’è

Democratici
Tratto da Il Corriere della Sera del 24 giugno 2009

Afferma Dario Franceschini che d'ora in avanti il Pd può lavorare con serenità al proprio futuro perché i ballottaggi segnalano, finalmente, un'«inversione di tendenza». Non è per fare i guastafeste, ma un simile giudizio non è solo troppo ottimistico. È sbagliato.

E, a prenderlo alla lettera, anche pericoloso. Intendiamoci. Questo voto — come quello per il Parlamento europeo, e assai più di quello per il primo turno delle amministrative — dimostra che anche il centrodestra (un centrodestra che pure ha messo le sue radici in molte realtà locali dove tradizionalmente era assente o balbettava) incontra le sue difficoltà, maggiori di quanto si potesse ritenere alla vigilia: e la più grave tra queste risiede senza dubbio nell’appannamento, chiamiamolo così, del profilo del suo leader, sin qui indiscusso e indiscutibile. Si capisce bene, dunque, perché il segretario del Pd tira un sospiro di sollievo. Il suo partito non è uscito schiantato dalla prova, come molti temevano, anzi, ha dato persino qualche segno di imprevista vitalità; e l’avversario ha guadagnato sì una quantità di comuni e di province, ma ha perso qualcosa di quell’aura di invincibilità che lo circondava e gettava l’opposizione in uno stato di frustrazione almeno all’apparenza inguaribile. In molti casi (non in tutti) il Pd e i suoi partner sono riusciti a rimobilitare per il secondo turno il proprio elettorato più e meglio di quanto sia riuscito a farlo il centrodestra: anche questo è un segnale, e per nulla scontato. Qualcosa si muove. Viste le condizioni di partenza, e le aspettative diffuse nell’uno e nell’altro fronte, non è poco. Fare ricorso al lessico politico della nostra giovinezza per parlare di «inversione di tendenza», però, è onestamente un po’ troppo. Sempre che, si capisce, per «inversione di tendenza» si intenda, oggi come allora, un mutamento percettibile negli orientamenti di fondo del Paese; l’incrinarsi di un’egemonia; uno spostamento da un campo all’altro di forze e di voti, ancora limitato sì, ma comunque visibile ad occhio nudo; un accenno di cambiamento del clima politico. Di tutto questo, spiace doverlo ricordare a Franceschini, non c’è ancora traccia. E anzi ci sono indizi pesanti che continuano a parlare in senso contrario, e si chiamano, tanto per fare degli esempi, Sassuolo, Orvieto o Prato, città in cui fino a qualche tempo fa non si sapeva esattamente che cosa fosse la destra e che adesso dalla destra sono governate. Fossimo nei panni del segretario del Pd, lasceremmo perdere le inversioni di tendenza. E prenderemmo atto della realtà: i ballottaggi sottolineano, come è ovvio, che la partita politica non è ufficialmente riaperta, ma ci dicono pure (ecco la novità) che non è neanche irrimediabilmente chiusa come si poteva pensare e come, in effetti, un po’ tutti pensavano. Cercare di riaprirla agli occhi dell’opinione pubblica e degli elettori, provandosi a dimostrare che un cambiamento è nello stesso tempo possibile e auspicabile, spetta in tutta evidenza all’opposizione, e in primo luogo al Partito democratico. Ieri, nonostante il parere contrario di Sergio Chiamparino, il Pd ha confermato che rispetterà i tempi previsti dal suo statuto, e in autunno terrà congresso e primarie. Benissimo. Tutto sta a vedere quale congresso e quali primarie i democratici vorranno e sapranno fare. Non sappiamo se il Pd coltivi ancora una sua (indimostrata e indimostrabile) vocazione maggioritaria o stia per cominciare a ragionare di nuovo in termini di alleanze: questo dovrebbe dircelo, se ci sarà, quello che un tempo si chiamava il dibattito congressuale. Ma in ogni caso a un grande partito di opposizione che si candida a governare non si chiede di chiudersi in se stesso smontando e rimontando alleanze interne più o meno sotterranee, più o meno trasversali, per meglio giocare al totosegretario. Si chiede prima di tutto di indicare un’idea di Italia un programma e un leader che questo Paese domani possa governarlo, considerando che stavolta ben difficilmente potrà essere Romano Prodi a cavare le castagne dal fuoco. È a dir poco dubbio che il Pd possa accingersi a una simile impresa. Ma, se non è in grado neanche di provarci, farebbe meglio a prendere atto che il progetto non tiene, e cercare altre strade.

 

Da: http://www.mascellaro.eu/node/34492

postato da: Kukulkan alle ore 24/06/2009 10:42 | link | commenti
categorie: sinistrate, frustrati, il bel paese, politicame
martedì, 23 giugno 2009

Lettera aperta sul nuovo moralismo

di Ubaldo Casotto
Tratto da Il Riformista del 22 giugno 2009

Faccio questo mestiere da vent'anni e capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera, prurito che segue quello che ha tormentato le orecchie e il gonfiore che affligge gli occhi dopo il lungo stropiccio per tenerli ben desti e incollati al buco della serratura... Capisco. Però allora non capisco più che mondo volete.

Gentili colleghi scandalistici e gentili lettori scandalizzati della sinistra progressista - Faccio questo mestiere da vent'anni e capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera, prurito che segue quello che ha tormentato le orecchie e il gonfiore che affligge gli occhi dopo il lungo stropiccio per tenerli ben desti e incollati al buco della serratura... Capisco. Però allora non capisco più che mondo volete.

Mi spiego. Ho una figlia in età di liceo e dal prossimo anno potrà fornirsi liberamente di preservativi a scuola (non credo che sulle confezioni ci saranno scritte tipo quelle che campeggiano sui nostri pacchetti di sigarette: “Il sesso in età precoce nuoce all'equilibrio psichico”) e vivere “gioiosamente” e “liberamente” le sue “avventure” (avventure che potranno indifferentemente essere con un uomo, una donna, più uomini, più donne, un mix tra i due generi e... perché no?, anche con il concorso di qualche animale, come teorizzato da illustre pensatore tempo addietro). Ho un figlio di undici anni, non credo sappia che alle sue compagne di classe verrà consigliato il vaccino contro il papillomavirus, responsabile di alcuni tumori dell'utero e che si trasmette attraverso i rapporti sessuali. Non lo sa ma presto glielo spiegherete voi, o provvederà un insegnante di educazione sessuale, magari lo stesso che in seconda media spiegò a mia figlia (quella di prima) che la gravidanza è un “inconveniente” del rapporto sessuale dal quale tutelarsi, appunto con il preservativo.

Leggo da anni interviste a sindacaliste delle prostitute che spiegano l'assoluta liceità della professione (e quindi della dazione di denaro) e la necessità della sua legalizzazione. Non c'è rivista che con l'approssimarsi dell'estate non spieghi che «l'avventura extraconiugale fa bene alla coppia». Preti, suore e monaci dovrebberro, sempre secondo voi, smetterla con questa anticaglia della castità, sposarsi, liberarsi, emanciparsi... insomma scopare.

Finalmente trovate uno che (pare) attua tutto quello che ci avete predicato e che a me non piace; lo fa ostentando gioia, allegria, sfrontatezza e senza limiti... E voi che fate? Citate con faccia triste le preoccupazioni di qualche tonaca vescovile (le stesse che irridete negli altri 364 giorni dell'anno) e lo impiccate alla corda del vostro moralismo.

Ma andate a farvi fottere!

 

 

Che aggiungere di mio? Il sangue toscano mi suggerisce una serie di frasi poco consone al luogo ma molto adatte a descrivere tali giornalisti sinistrorsi; eviterò di riportarle scritte...

lunedì, 22 giugno 2009

Una finanza cristiana può salvare il mondo

Incontro alla Fondazione La Gregoriana
di Luca M. Possati
Tratto da L'Osservatore Romano del 21 giugno 2009

Solo un mercato trasparente, ben sorvegliato e improntato a valori etici può ridare prosperità a un mondo dove quasi un miliardo e mezzo di persone soffre la fame.

Questo il messaggio sottolineato con forza dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, Gianni Letta, nel corso dell'incontro "Fondazione La Gregoriana: una realtà in movimento nel mondo che cambia", tenutosi venerdì 19 nella cornice romana di Palazzo Altieri. Citando i recenti dati sulla povertà diffusi dalla Fao, Letta ha annunciato che il prossimo vertice del g8 all'Aquila "sarà l'inizio di un percorso verso nuove regole per la finanza mondiale" a dimostrazione del forte impegno di Palazzo Chigi in favore di un quadro economico più equilibrato, nel quale crisi sistemiche come quella attuale possano essere previste ed evitate.

Ma decidere nuove regole per la finanza non significherà intraprendere un percorso inesplorato e irto di pericoli. Washington ha già aperto la strada: "Il piano del presidente Obama - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - rappresenta uno strumento di contrasto a quella cultura dell'irresponsabilità che ha condotto i mercati sulla soglia della dissoluzione". Su questi temi "il Governo italiano sta lavorando in vista del g8 per cominciare un percorso che porti a una nuova finanza; un passo in avanti importante - ha aggiunto Letta - è già stato compiuto con il Lecce Framework, il primo compendio di norme fissato durante la recente riunione ministeriale del g8". Mettendo in risalto l'importanza dei principi e dei valori di sant'Ignazio di Loyola quali punti di riferimento indispensabili nell'attività finanziaria, Letta ha quindi menzionato l'imminente pubblicazione della nuova enciclica del Papa. "Come scriveva nel 1985 il cardinale Joseph Ratzinger - ha ricordato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri - l'economia sganciata dall'etica è destinata al collasso".

Oltre alla mancanza di reponsabilità sociale, c'è un'altra minaccia, forse ancor più seria, che oggi incombe sul progetto di un nuovo quadro finanziario globale: l'assenza di una parallela missione culturale fondata sull'integrazione dei saperi. Ed è proprio contro un simile pericolo che si batte il Consortium gregoriano. "Quattrocentocinquant'anni fa - ha spiegato il gesuita Franco Imoda, presidente della Fondazione La Gregoriana - sant'Ignazio di Loyola ha dato forma istituzionale stabile a una visione lungimirante; uomo capace di conoscere e di comprendere i punti di forza e di debolezza del mondo e della Chiesa ha saputo formulare una missione condivisa con un gruppo di leader dotati di straordinaria inventiva, pronti a un servizio ispirato a una carica eroica e alla virtù del coraggio, fino agli estremi confini della terra". Così Ignazio ha messo le basi "di un sistema di formazione che ha segnato profondamente l'Europa e il mondo oggi; se questo incontro sancisce un'alleanza, una convergenza, un'azione comune, si può continuare il cammino con sempre maggiore coraggio e determinazione".

Le evidenti radici ignaziane del Consortium si fondano su una reciprocità tutta particolare con la Sede di Pietro e la sua storia. "La nostra tradizione - ha spiegato padre Adolfo Nicolás, preposito generale della Compagnia di Gesù - è strettamente legata alla Santa Sede; e solo se restiamo fedeli a una tale unione possiamo affrontare le sfide più difficili poste dal mondo odierno". Intrecci, identità comuni che ancor oggi orientano l'operato di studenti e professori. Nel 1553 Papa Giulio iii aggiunse alla Scuola di gramatica e dottrina fondata da Ignazio nel 1551, divenuta nel frattempo il Collegio romano, la facoltà di Teologia e Filosofia. Nel 1584, grazie alla generosità di Papa Gregorio XIIi, da cui l'Università Gregoriana prende il nome, fu inaugurata la sede di piazza del Collegio romano. Nel 1928 Papa Pio xi associò alla Gregoriana il Pontificio Istituto Biblico e il Pontificio Istituto Orientale, fondati rispettivamente nel 1909 e nel 1917. "Il compito dei gesuiti e dei loro collaboratori - ha detto padre Nicolás - è continuare su questa strada restando fedeli alla tradizione e alla creazione, aperti alla storia e alla vita". Oggi il Consortium gregoriano conta in tutto circa 3. 500 iscritti provenienti da 135 nazioni, di cui il 52 per cento dall'Europa e il restante 48 per cento dagli altri continenti. Un terzo del collegio dei cardinali, un quarto dell'episcopato mondiale e 12. 000 sacerdoti di tutto il mondo provengono dalle tre istituzioni che lo formano.

Numeri che fanno riflettere e che testimoniano la centralità del Consortium nel quadro di una missione culturale ed educativa di ben più vasta portata. "La Chiesa cattolica ha nel mondo circa 1. 800 università, e anche università fiorenti in Paesi dove i cattolici sono pochissimi, alle quali si aggiungono duecentomila scuole - ha spiegato il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica - ed è un contributo all'educazione dell'umanità unico e insostituibile". La cura della ricerca, della formazione continua e dell'insegnamento "tutto questo - ha aggiunto Grocholewski - richiede oggi una rinnovata articolazione sollecitata dalle esigenze del complessivo lavoro per il processo di Bologna di unificazione dei titoli accademici in Europa". In un'epoca come quella attuale le facoltà ecclesiastiche vanno salvaguardate da un grave pericolo, "quello di cedere di fronte alla secolarizzazione", e per questo "abbiamo bisogno di docenti che sappiano operare una integrazione dei saperi e che con coraggio portino nella vita universitaria le acquisizioni che provengono dalle aree emergenti della conoscenza umana, un sapere connotato da un forte riferimento a valori che insistono nella visione cristiana dell'uomo e del suo rapporto con Dio".

Necessità, questa, ribadita anche dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il quale ha spiegato che "il futuro vuole istituzioni che sappiano coniugare in modo emblematico tradizione e innovazione". Le diverse tradizioni cristiane "che hanno articolato un percorso storico senza uguali nella ricerca di unità nella diversità", si presentano oggi come "valida risposta alla crisi provocata dall'irruzione della cultura secolare e del consumismo". Queste tradizioni, pur avendo affrontato un cammino faticoso e non privo di criticità, "sono riuscite a creare un grande patrimonio spirituale, liturgico e canonico, che può aiutare i fedeli nella crisi provocata dalla secolarizzazione e dal consumismo tanto nei Paesi dell'ex Unione Sovietica quanto nelle aree mediorientali, africana, dell'Europa occidentale e delle Americhe".

Nata nel 2003 con l'obiettivo di promuovere e supportare le missioni del Consortium la Fondazione La Gregoriana caratterizza la propria azione con la volontà di proporsi quale luogo di incontro e di dialogo non solo tra gli istituti pontifici, ma anche tra mondo ecclesiastico e mondo laico. Attraverso una vasta rete di amici, sostenitori e benefattori, la Fondazione svolge un'azione di sostegno organico e sistematico promuovendo corsi per diplomatici, istituzione di cattedre e sostegno economico agli studenti, un master per la valorizzazione dei beni culturali della Chiesa e progetti dedicati a temi etici e finanziari.

postato da: Kukulkan alle ore 22/06/2009 09:29 | link | commenti
categorie: filosofeggiando, morale della favola, il bel paese, soldi e spiccioli
venerdì, 19 giugno 2009

Gheddafi sì, Benedetto no. La strana logica dei 67 pasdaran galileiani della Sapienza

Passi se lo Stato accoglie un tiranno africano che controlla petrolio e flussi migratori. Che dire però di quei coraggiosi docenti che hanno impedito al Papa di visitare l’ateneo romano ma non fanno una piega mentre parla il dittatore?
di Giorgio Israel
Tratto da Tempi del 16 giugno 2009

Muammar Gheddafi, leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, di malefatte alle sue spalle ne ha parecchie. Dicono che si sia ravveduto. Più che altro pare che sia diventato più furbo. Lui proclama di essere ora amico dell’Italia ma, da bravo mercante, tiene continuamente la partita aperta, malgrado la barca di quattrini che ha ottenuto: si presenta da noi con una divisa militare da operetta su cui spicca la foto di un eroe libico anti-italiano, tanto per far capire che basta un minimo sgarro e lui rovescia il tavolo. Difatti ha spiegato che, per tener chiusi i rubinetti dell’immigrazione, bisogna pagare, pagare e pagare. Nel suo felice paese pochi giorni fa è morto, dopo sette anni di prigionia, Fahti Eljahmi, dissidente libico colpevole di aver chiesto la libertà di parola. Gheddafi accetta le scuse italiane per il periodo coloniale ma non si scusa di aver cacciato 35 mila italiani e tutti gli ebrei libici espropriandoli di ogni cosa. Anzi, a dimostrazione che non c’è alcun pentimento, la Libia, in quanto presidente del famigerato Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu, ha promosso l’ignobile conferenza contro il razzismo di quest’anno a Ginevra, detta Durban II perché ha rinnovato i fasti anti-israeliani e antisemiti di quella svoltasi a Durban otto anni fa.

Possiamo capire che le ragioni della politica non sono solo morali e che, nella condizione pietosa dell’Occidente, e dell’Europa in particolare, tocchi fare qualche salamelecco a un individuo che può chiuderci una buona parte dei rubinetti energetici e tenerci sotto il ricatto di una valanga migratoria. Si può capire ma a condizione di turarsi il naso e sperando che l’inchino – consolandosi col fatto che anche Obama ha piegato la schiena – non si trasformi in un prostrarsi sul pavimento. Però è un po’ troppo sentir fare in Senato una predica che equipara Reagan a Bin Laden e sentirsi dire: “Fatevi i fattacci vostri, anche il Senato romano ha eletto Giulio Cesare dittatore”. Ci voleva Andreotti per apprezzare un discorso simile.

Tuttavia, almeno le istituzioni culturali dovrebbero seguire un metro diverso dalla politica. Aver pensato di conferire la laurea honoris causa in giurisprudenza a un simile dottore dovrebbe indurre la facoltà universitaria che l’ha pensato a darsi come insegna una faccia rossa di vergogna. Ma è stato anche umiliante che la stessa lezione, con tanto di giustificazione del terrorismo, sia stata impartita nell’Aula Magna dell’università “La Sapienza”. Viene da chiedersi: dove sono quei 67 docenti che riuscirono a impedire la venuta del Papa affermando che una “carica politica o religiosa” nell’università non ha diritto di parola se non a certe condizioni? Non credo che abbiano taciuto perché pensavano che il leader avesse da proporre alla comunità accademica e agli studenti una lezione magistrale di fisica dello stato solido, di filologia romanza o di biologia molecolare. Se fossero stati almeno furbi avrebbero chiesto la revoca della visita per far la figura di persone imparziali. Ma è probabile che loro amino Gheddafi, il rivoluzionario combattente per la libertà dei popoli, quanto detestano Benedetto XVI, il reazionario. I loro amici studenti dell’Onda hanno contestato il leader non perché è un dittatore – a casa propria ognuno è libero di fare quel che gli pare, no? – ma perché ha accettato il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi… A parte uno studente che ha chiesto quando ci saranno libere elezioni in Libia, nell’Aula Magna della Sapienza le voci dei difensori di Galileo e della libertà di pensiero non si sono sentite. È proprio un mondo alla rovescia.